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Per secoli considerata figura marginale, quella dell'assaggiatore
d'olio di oliva è oggi divenuta una professione a tutti
gli effetti. Nel passato non si trascurava di certo la qualità
e la piacevolezza di quanto si andava ricavando dalla spremitura
delle olive. Tuttavia, mai come in questi ultimi vent'anni si
è rivalutata l'idea stessa del degustare un olio e di
definirlo in base alle sensazioni che lasciava di sé
all'assaggio. Anticamente i romani erano degli attenti osservatori
e conoscitori dell'arte olearia, al punto da adottare delle
denominazioni sicuramente più efficaci di quelle attuali.
"Ex albis ulivis" era l'olio ottenuto da olive di
colore verde, "Viride" quello invece da olive invaiate
prossime alla maturità.
Oli di gran pregio erano anche quelli del campionario selezionato
nel 1786 dal leccese Giovanni Presta per l'imperatrice Caterina
II, la Pallade delle Russie. E nel secolo appena concluso, gli
ultimi vent'anni sono stati decisivi per far emergere la figura,
ora a tutti gli effetti ufficiale, dell'assaggiatore. L'analisi
sensoriale diventa perciò un passaggio significativo
per determinare la qualità e, strettamente correlata,
la gradevolezza di un olio. L'assaggiatore diventa pertanto
una figura cardine, perché la metodologia per individuare
per via analitica (aromagramma) le sensazioni percepite, non
consentono di avere ancora dei risultati pienamente attendibili.
Intanto, con un regolamento dell'Unione europea datato 1991,
l'olio di oliva diventa il primo prodotto alimentare che, sulla
base del resoconto dell'analisi sensoriale ad opera di un apposito
panel di assaggiatori, deve essere sottoposto a un preventivo
assaggio per un suo inquadramento merceologico.
L'arte dell'assaggio diventa per un'azienda un riferimento ineliminabile
e l'assaggiatore è in questa luce una figura sicuramente
fondamentale, per individuare e riconoscere un prodotto di alta
gamma. Perché, infatti, si tratta di selezionare le migliori
partite per "fare", per "creare" un olio
d'eccezione, proprio come fa l'enologo con il vino. Non solo.
Conoscere le tecniche dell'assaggio è pure importante
per il consumatore, per poter discriminare un buon prodotto,
corretto, da uno invece difettato, o comunque mediocre, e non
certamente degno di essere acquistato. Diventa così come
una forma elementare di tutela, che consente, con un po' di
attenzione, di discernere al meglio la qualità e genuinità
di un dato prodotto.
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